Ippocrate Medica

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Otorinolaringoiatra

Curare le vertigini, è possibile con una tecnica nuova che interviene sulla VPPB

Per molti soffrire di vertigini è una condizione cronica che crea molta sofferenza. Ma oggi è possibile curare le vertigini con manovre specifiche. Curare le vertigini, è possibile con una tecnica nuova proposta dal Dott. Dante Caliento e che interviene sulla VPPB La vertigine, come il dolore, è uno dei sintomi più fastidiosi e temuti dalla persona che ne soffre. Può essere definita com un’allucinazione di movimento che può essere percepita come una rotazione, una pulsione o una levitazione. Le sindromi vertiginose vengono classicamente divise, a seconda della sede di danno, in vertigini di origine periferica, o vestibolari (ricordiamo infatti che l’orecchio oltre ad essere l’organo dell’udito è anche l’organo dell’equilibrio) e vertigini di origini centrali, o extravestibolari. Le vertigini periferiche rappresentano più del 70% di tutte le sindromi vertiginose. Le statistiche variano ampiamente tra diversi reparti, a seconda che si tratti principalmente di reparti di neurologia o di otorinolaringoiatria; ma la causa più comune di vertigine periferica è la Vertigine Perossistica Posizionale Benigna (VPPB). Come dice lo stesso termine, ha un esordio acuto e rapido decremento (parossistica) della durata di 15-60 secondi, ed è correlata con le modificazioni della testa rispetto alla gravità (posizionale). Presenta un decorso favorevole per cui viene definita benigna. Cosa sono le vertigini VPPB La fisiopatologia della VPPB è legata ad un disturbo meccanico causato dalla presenza di otoliti (sassolini presenti a livello dell’orecchio interno) liberi di muoversi all’interno dei canali semicircolari (canalolitiasi), o adesi alla cupola di un canale semicircolare (cupololitiasi). In più del 50% dei casi la causa è sconosciuta. Nel 15% dei casi è post-traumatica, di origine vascolare nel 20% (soprattutto nell’anziano) e infettiva nel 7% dei casi. Ultimamente è stata evidenziata una correlazione tra deficit di Vitamina D ed episodi ricorrenti di vertigini periferiche. Curare le vertigini VPPB con specifiche manovre liberatorie La diagnosi viene eseguita attraverso un attento esame obiettivo del paziente (presenza di nistagmo, cioè di movimenti tonici-clonici ritmici e involontari degli occhi) e da movimenti specifici che sono in grado di evocare la vertigine (test diagnostici vestibolari). In base all’esito delle “manovre diagnostiche“, la terapia si baserà sulle cosiddette “manovre liberatorie” con lo scopo di riportare nella loro posizione corretta gli otoliti. Tali manovre rappresentano test sicuri, ripetibili, facilmente eseguibili presso l’ambulatorio o lo studio di uno specialista otorinolaringoiatra, Esse possono essere effettuate sia durante la fase acuta della vertigine che in stato di apparente benessere clinico. A cura del Dott. Dante Caliento   Incontra il Dott. Dante Caliento, Specialista Otorinolaringoiatria Conosci il Dott. Dante Caliento | Fissa un appuntamento Il Dott. Caliento intervistato ai microfoni di Radio Roma Capitale: guarda il video su facebook. Di cosa si occupa un Otorinolaringoiatra? Un Otorinolaringoiatra è un medico specialista in grado di intervenire con specifiche manovre anche su disturbi quali le vertigini… leggi di più.   Segui IPPOCRATE sui social network Pagina Facebook | Pagina Instagram

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Fisioterapia

Cerchi un Fisioterapista tra Ladispoli e Cerveteri?

Cerchi un Fisioterapista tra Ladispoli e Cerveteri? Se cerchi un ottimo Fisioterapista nel territorio tra Ladispoli e Cerveteri, ti consigliamo sicuramente il Dott. Pierluigi Sinatti, Fisioterapista specializzato nel Trattamento del Dolore e nella Terapia Manuale Ortopedica, che riceve presso IPPOCRATE Centro Medico Specialistico, in Via La Spezia, 38 a Ladispoli. Fissa un appuntamento telefonicamente: 06 9209 2718 Dubbi o informazioni? Invia un messaggio: info@ippocratemedica.it Chi è il Dott. Sinatti Pierluigi Sinatti è un medico specialista in Fisioterapia. Ha conseguito la Laurea in Fisioterapia nel 2017 presso l’Università Europea di Madrid, dove si è poi specializzato in Terapia Manuale Ortopedica e nel Trattamento del Dolore attraverso il conseguimento della Laurea Magistrale nel 2019. Negli anni successivi alla Laurea ha svolto attività clinica e di formazione in diverse strutture ospedaliere, ambulatoriali e sportive tra Spagna e Italia. Attualmente svolge attività professionale nel settore della Riabilitazione post traumatica e delle condizioni dolorose acute e croniche, attraverso un approccio clinico basato sull’evidenza medico-scientifica. Associa all’attività clinica la ricerca scientifica presso il Dipartimento di Biomedicina e Scienza della Salute dell’Università Europa a Madrid. Iscritto all’albo della professione sanitaria di Fisioterapia, presso l’Ordine TSRM PSTRP di Roma attualmente svolge la propria attività professionale a Roma e a Ladispoli, nel Centro Medico Specialistico Ippocrate. Leggi di più e approfondisci Segui IPPOCRATE sui social network Pagina Facebook | Pagina Instagram

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Otorinolaringoiatra

Cerchi un Otorino a Ladispoli?

Cerchi un Otorino a Ladispoli? Se cerchi un bravo Otorino a Ladispoli, ti consigliamo il Medico Chirurgo specializzato in Otorinolaringoiatria Dott. Dante Caliento riceve presso IPPOCRATE Centro Medico Specialistico, in Via La Spezia, 38 a Ladispoli. Fissa un appuntamento telefonicamente: 06 9209 2718 Dubbi o informazioni? Invia un messaggio: info@ippocratemedica.it Chi è il Dott. Caliento Negli ultimi 25 anni si è particolarmente interessato alla chirurgia estetico-funzionale del naso, alle roncopatie, le apnee ostruttive nasali (OSA), i russamenti e la chirurgia otorino pediatrica. È esperto nella diagnosi, nel trattamento e nella prevenzioni di numerose patologie nel campo dell’otorinolarigoiatria come, per esempio, la poliposi nasosinusale, le vertigini, la deviazione del setto nasale, la sordità, l’otite, la sinusite e la disfonia. Iscritto all’ordine dei medici di Roma attualmente svolge la propria attività professionale a Ladispoli, nel Centro Medico Specialistico Ippocrate. Leggi di più e approfondisci Il Dott. Caliento intervistato ai microfoni di Radio Roma Capitale: guarda il video su facebook. Segui IPPOCRATE sui social network Pagina Facebook | Pagina Instagram

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Fisioterapia del Pavimento Pelvico, Urologia

Fisioterapia per l’incontinenza urinaria dopo prostatectomia radicale per tumore alla prostata

Prostatectomia e incontinenza urinaria: parliamone senza tabù Che cosa è la prostatectomia radicale? La prostatectomia radicale, fondamentale per la rimozione del tumore alla prostata, ha prolungato l’aspettativa di vita di molti pazienti. Ma ultimamente troviamo molti uomini con una diminuzione della qualità della vita, che presentano vari tipi di incontinenza urinaria, principalmente a causa dello sforzo. Quanto è frequente l’incontinenza urinaria? Possiamo riscontrare, secondo diversi studi, che l’incidenza di questa incontinenza urinaria varia dallo 0,8 all’87%. Il paziente inizia ad osservare i sintomi dopo la rimozione del catetere, circa 2 settimane dopo l’operazione. Di solito ti costringono a prendere misure protettive come assorbenti o pannolini per l’incontinenza. Come funziona l’intervento? Risultati molto buoni sono stati osservati nei gruppi di studio, in cui il paziente esegue un programma preoperatorio insieme al fisioterapista, costituito da nozioni di base dell’anatomia dei muscoli del pavimento pelvico, insegnando contrazioni specifiche di questa muscolatura, avendo cura di contrarre questa muscolatura e mantenere questa contrazione quando eseguire i movimenti o gli sforzi della giornata, fare un diario di svuotamento, assunzione di acqua e liquidi ed evitare la stitichezza. Successivamente è consigliabile rivolgersi al proprio fisioterapista per un allenamento più specifico, e con l’aiuto dell’elettrostimolazione, se questa contrazione è molto debole. Oppure terapia di biofeedback, e tecniche manuali, in una prima fase prestando maggiore attenzione ai muscoli del pavimento pelvico, successivamente integrare un allenamento dei muscoli addominali profondi come il trasverso, ed infine una rieducazione ed automazione di questi due gruppi muscolari in diverse posture, passando dall’una all’altra, per essere capaci di contrarre i muscoli quando si nuota, si tossisce, ecc. Quali sono i risultati attesi? I risultati iniziano a farsi notare soprattutto con la riduzione dell’uso di misure protettive, quando si è acquisito il tono muscolare, e si è in grado di contrarre adeguatamente lo sfintere uretrale, spesso circa due mesi dopo l’inizio del trattamento. Dopo sei mesi circa si raggiunge la continenza totale. a cura della Dott.ssa Sara Puliti   Hai bisogno di maggiori informazioni sull’intervento di prostatectomia radicale? Hai domande o dubbi, o semplicemente vorresti saperne di più sulla relazione tra incontinenza urinaria e cancro alla prostata? Incontra i nostri Medici Specialisti Conosci la Dott.ss Sara Puliti  Segui IPPOCRATE sui social network Facebook – Instagram

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Fisioterapia, Fisioterapia del Pavimento Pelvico

Il pavimento pelvico: una zona cruciale, alla base di molte disabilità nascoste

Per molte donne le patologie del pavimento pelvico sono ancora un tabù. Parliamone con la Dott.ssa Sara Puliti   Le patologie del pavimento pelvico sono una disabilità nascosta, se ne parla ancora troppo poco, ma sono molto frequenti in tutte le fasce d’età.   Per molte donne è ancora difficile decodificare i sintomi e capire a chi rivolgersi per risolvere il problema. Si finisce per soffrire in silenzio, vergognandosi di ciò che sta accadendo e adeguando la propria quotidianità alla disfunzione presente. Queste patologie hanno ripercussioni importanti sulla qualità di vita dei pazienti e hanno un importante impatto economico sulla spesa del servizio sanitario nazionale.  Che cosa è il pavimento pelvico: è quell’insieme di muscoli, tendini e legamenti che chiude la parte inferiore del bacino, localizzato nella parte inferiore della cavità pelvica tra il pube ed il coccige. Ha un ruolo di supporto attivo attraverso la componente muscolare e un ruolo di sostegno passivo mediante la componente legamentosa ed ossea. La sua funzione è quella di sostenere gli organi pelvici (utero, vescica e retto), ma ha anche un ruolo fondamentale nella minzione, nella defecazione e nel benessere sessuale. È importante sottolineare come il pavimento pelvico abbia una connessione fondamentale con le zone circostanti nei diversi movimenti corporei ed in particolare con il muscolo trasverso dell’addome ed il muscolo diaframma. Questi muscoli nel corso della vita, possono subire molte modificazioni. I principali fattori di rischio per le patologie perineali sono la gravidanza ed il parto, la menopausa, la stipsi, malattie respiratorie croniche, l’obesità, ma anche alcuni sport che creano un sovraccarico delle pressioni intra-addominali. Ricordiamoci che un buon funzionamento di questa zona determina una buona qualità di vita. Non dobbiamo pensare che le donne giovani siano esenti da queste problematiche. Si stima che in Europa oltre 36 milioni di persone soffrono di una forma di incontinenza e il 60% sono donne. In Italia il fenomeno riguarda più di 5 milioni di persone e questa probabilmente è una sottostima perché troppo spesso non se ne parla nemmeno al proprio medico. Riabilitazione del Pavimento Pelvico La riabilitazione del pavimento pelvico è un insieme di tecniche conservative, manuali e strumentali, che mirano alla correzione delle disfunzioni a carico di questa zona. La riabilitazione può agire in maniera preventiva (come ad esempio nel post-partum, o prima di una chirurgia pelvica) o come trattamento (per esempio nelle incontinenze, nei prolassi o per problematiche sessuali). Il protocollo riabilitativo parte sempre da una valutazione funzionale iniziale che prenda in considerazione la zona pelvi-perineale ma anche la zona addominale, il tipo di respirazione e postura. Da questa valutazione verrà poi impostato un percorso riabilitativo personalizzato, articolato in diverse fasi: apprendimento e presa di coscienza di questa zona, eliminazione delle dissinergie, recupero di un tono muscolare adeguato ed infine automatizzazione di quanto appreso. La rieducazione non può essere solo una semplice contrazione-rilassamento ma deve tener conto di importanti fattori come l’assetto posturale o respiratorio o la gestione dell’aumento delle pressioni intra-addominali. Anche il numero di sedute necessarie è variabile, correlato all’entità della disfunzione ma anche all’impegno del paziente nell’eseguire, a casa, gli esercizi consigliati durante il trattamento. A cura della Dr.ssa Sara Puliti   Incontra la Dott.ssa Sara Puliti, Specialista in Fisioterapia del Pavimento Pelvico Conosci la Dott.ss Sara Puliti | Fissa un appuntamento   Bibliografia https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1047965117300153?via%3Dihub https://www.pagepressjournals.org/index.php/aiua/article/view/aiua.2016.1.28 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6887794/   Segui IPPOCRATE sui social network Pagina Facebook | Pagina Instagram  

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Covid-19, Neurologia

Complicanze neurologiche della infezione da SARS-COV 2

L’interessamento neurologico del paziente COVID-19 è stato riferito in letteratura, ma risulta ampiamente sottostimato, con conseguenze rilevanti non solo gestionali nella fase acuta, ma anche possibilmente nella definizione della condotta terapeutica più opportuna e sul recupero nel lungo termine. La neuroinvasione di agenti virali avviene solitamente per via ematogena o per trasporto assonale retrogrado attraverso nervi cranici, quali il nervo olfattorio (Dubé et al. J Virol, 2018), il trigemino, il glossofaringeo e il vago, o altri nervi periferici. La pandemia di recente insorgenza causata da COVID-19 ha riacceso l’attenzione sulla possibile neurovirulenza del virus ed il possibile interessamento del Sistema Nervoso centrale (SNC) e periferico (SNP). Complicanze psichiatriche e neurologiche sono state riportate durante l’epidemia di SARS nel 2003 (Cheng SKW et al., 2004) come casi isolati di encefalomielite fatale da Coronavirus OC43 a fronte di scarso interessamento polmonare (Morfopoulou et al., 2016) e crisi generalizzate in paziente con infezione e positività liquorale per SARS-CoV (Lau et al., 2004). Nel caso dell’infezione da SARS-CoV, un topo transgenico (Tg) per l’espressione del ACE2 umano ha dimostrato che il virus entra nell’ encefalo principalmente via bulbo olfattorio (Netland et al., 2008). L’invasione encefalica risulta uniformemente letale con ulteriore dimostrazione che l’inoculazione cerebrale con basse dosi virali può risultare letale anche senza interessamento polmonare. La morte dell’animale è ragionevolmente legata alla disfunzione/morte neuronale nei centri cardiorespiratori midollari e il quadro istopatologico caratterizzato da un minimo infiltrato cellulare nell’ encefalo supportando l’ipotesi di una disseminazione virale transinaptica. L’assenza di ACE2 previene la grave encefalopatia nel Tg ed il meccanismo invocato di perdita neuronale potrebbe essere quello di uno “stormo” di citochine (IL-6). Vi sono alcuni dati recenti che suggeriscono che il virus COVID-19 raggiunga il sistema nervoso centrale (Baig et al.2020). Sintomi neurologici nei pazienti con infezione da COVID-19 rientrano in tre categorie: a) espressioni neurologiche dei sintomi della malattia di base (cefalea, vertigini, disturbi dello stato di coscienza, atassia, manifestazioni epilettiche e stroke) b) sintomi di origine neuro-periferica (ipo-ageusia, iposmia, neuralgia); c) sintomi da danno muscolare scheletrico, spesso associate a danno epatico e renale I primi dati relativi all’ infezione da COVID-19 sono a favore di un interessamento neurologico in una percentuale variabile dei casi con particolare espressione nei pazienti più gravi (Mao L. et al., 2020). Secondo alcuni autori, il coinvolgimento del sistema nervoso potrebbe in parte essere responsabile della compromissione respiratoria (Yan-Chao Li, 2020). Se ne deduce che l’interessamento del SNC/SNP e muscolare è presente in un certo numero dei pazienti COVID-19 ed una attenta interpretazione dei medesimi è auspicabile. In particolare, l’iposmia riportata suggerisce come evidenziato per SARS-CoV una via di infezione nasale con un possibile accesso diretto al SNC. Questa via potrebbe essere alternativa alla via respiratoria e a quella intestinale e teoricamente potrebbe manifestarsi, come in alcuni casi di SARS-CoV, con sintomatologia prevalentemente neurologica. Un aspetto non trascurabile riguarda la gestione dei malati neurologici affetti da COVID-19. I Neurologi sono generalmente preparati alla gestione dei pazienti affetti da malattie infettive, soprattutto nei pazienti con patologie autoimmuni (ad esempio Sclerosi Multipla, Miastenia Gravis, CIDP, Mieliti Trasverse) che Versione 1.1 del 30/03/2020 rappresentano una categoria ad elevato rischio cosi come i pazienti con Ictus Cerebrale. I pazienti con Ictus Cerebrale infetti da SARS-CoV-2 hanno mostrato una prognosi sfavorevole. Nei pazienti con Stroke è infatti noto che uno stato infettivo, oltre ad un aumentato rischio di recidiva, induce un maggior rischio di trasformazione emorragica. Infine, poiché circa il 10% dei pazienti ospedalizzati necessita di assistenza in reparti di terapia intensiva, il monitoraggio neurologico deve essere volto anche a verificare l’insorgenza di problematiche neuro-periferiche a tipo “criticall illness neuro-myopathy”, ma anche quella di eventuali complicanze a distanza, post infettive come la sindrome di Guillain-Barré. Ulteriore ruolo del Neurologo è quello di collaborare con gli infettivologi nell’eventuale scelta delle terapie, in base alle importanti interazioni farmacologiche, quali ad esempio quelle tra antivirali ed antiepilettici o anticoagulanti orali. Bibliografia:  Baig et al., Evidence of the COVID-19 Virus Targeting the CNS: Tissue Distribution, Host-Virus Interaction, and Proposed Neurotropic Mechanisms, ACS Chem Neurosci 2020. DOI: 10.1021/acschemneuro.0c00122  Dubé M et al., Axonal transport enables neuron-to-neuron propagation of human coronavirus OC43. J Virol, 92(1/).e00404-18, 2018  Cheng SK et al., Psychiatric complications in patients with severe acute respiratory syndrome (SARS) during the acute treatment phase: a series of 10 cases. Br J Psychiatry, 184, 359-60, 2004  Lau et al., Possible central nervous system infection by SARS coronavirus. Emerg Infect Dis 10, 342-4, 2004 Li et al., The neuroinvasive potential of SARS-CoV2 may be at least partially responsible for the respiratory failure of COVID-19 patients. Med Vir 2020. doi: 10.1002/jmv.25728  Mao et al., Neurological manifestations of hospitalized patients with COVID-19 in Wuhan, Chine: a retrospective case series study. The Lancet Neurology, in press, 2020  Morfopoulou et al., Human coronavirus OC43 associated with fatal encephalitis. NEJM 375, 497-8, 2016  Netland et al., severe acute respiratory syndrome coronavirus infection causes neuronal death in the absence of encephalitis in mice transgenic for human ACE2. J Virol 82, 7264-75, 2008 TORNA ALLA HOME

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Fisioterapia

False credenze sull’ernia del disco

L’ernia del disco è molto frequente nella popolazione mondiale, diffuse sono anche le false credenze che accompagnano questa condizione, in modo particolare nell’ambito sportivo. Ti illustro quelle che ritengo siano le principali false credenze sull’ernia, tentando di confutarle: “Ho un’ernia, questa è la causa del mio dolore alla schiena” È diffuso il convincimento che incorrere in un’ernia discale provochi inevitabilmente dolore: non è così. L’evidenza scientifica è inequivocabile al riguardo: la degenerazione strutturale della colonna vertebrale e, quindi, anche l’ernia del disco, costituisce parte del normale processo di invecchiamento dei tessuti, dal quale non consegue inevitabilmente una sintomatologia dolorosa. Quest’ultima non si può escludere ma molto più spesso l’ernia discale si qualifica come condizione strutturale asintomatica, connessa dall’età del paziente. I fattori che contribuiscono alla eventuale manifestazione del dolore sono molteplici e diversificati. (1) “Ho un’ernia quindi devo muovermi il meno possibile per non danneggiare ulteriormente la mia condizione” Molte persone credono che in presenza di un’ernia o di un dolore alla schiena, sia necessario ridurre al minimo le attività quotidiane o addirittura non muoversi affatto, per non sollecitare ulteriormente la colonna vertebrale. Questa convinzione è errata: i movimenti fisiologici e i carichi quotidiani ai quali sottoponi la colonna aiutano la schiena a svolgere la sua funzione e a mantenersi in salute. Una diminuzione delle nostre attività quotidiane, al contrario, può compromettere ulteriormente lo stato di salute della colonna vertebrale e peggiorare la sintomatologia. (2) “Ho un’ernia e ho dolore, non posso assolutamente allenarmi con i pesi” È falso: l’evidenza scientifica sostiene l’attuazione di programmi di allenamento con l’utilizzo di pesi, finalizzati a potenziare la forza e la resistenza, nel trattamento del dolore lombare. (3) Costituisce comunque condizione necessaria l’adeguatezza degli esercizi e la loro corretta tecnica di esecuzione, con particolare riferimento al controllo delle forze esercitate sul rachide e al mantenimento delle curve fisiologiche che caratterizzano la nostra colonna vertebrale. (3) “Ho un’ernia e ho dolore, dovrò aspettare che si riassorba per poter migliorare i miei sintomi e tornare ad allenarmi” Anche questa convinzione risulta errata: dal riassorbimento o dalla diminuzione delle dimensioni di un’ernia non sempre deriva un miglioramento della sintomatologia. Ti dirò di più: la sintomatologia dolorosa del paziente può attenuarsi o scomparire senza che vengano prodotte variazioni nella dimensione o nel posizionamento dell’ernia. I fattori che contribuiscono alla produzione del dolore sono infatti molteplici. (4) L’ernia del disco è quindi un evento molto frequente, è parte del normale processo di invecchiamento del nostro corpo e non provoca inevitabilmente dolore. Chi ha un’ernia non deve conseguentemente condurre una vita sedentaria ma, al contrario, va sollecitato a incentivare il movimento e il rinforzo muscolare, con esercizi e tecniche adeguate alla sua condizione. E’ nostro dovere contrastare con la corretta informazione le false credenze, che come abbiamo visto sono molteplici e sono purtroppo ampiamente diffuse tra l’opinione pubblica. Questi errati convincimenti e le inopportune azioni conseguenti, agiscono infatti in negativo sulla sintomatologia del paziente, aumentando il suo livello di disabilità e il dolore, senza considerare le ripercussioni negative nel contesto della sua vita sociale e di inutile impegno del servizio sanitario nazionale, particolarmente nei pazienti della terza età. (1-3,5) TORNA ALLA HOME    

Nutrizione

Una corretta alimentazione per sostenere il sistema immunitario

L’alimentazione svolge un ruolo centrale nel supportare il sistema immunitario. Ne parliamo con la Dott.ssa Silvia Gigli   L’alimentazione svolge un ruolo centrale nel supportare il sistema immunitario, ossia l’insieme di organi e cellule altamente specializzate che ha il compito di proteggere il nostro organismo dagli agenti patogeni. Infatti il sistema immunitario è fortemente collegato al microbiota intestinale, basti pensare che circa il 70-80% delle cellule immunitarie del corpo sono situate proprio nell’intestino. Questo significa che per avere un sistema immunitario efficiente è essenziale una dieta varia e ricca di nutrienti di qualità che assicuri la buona salute dell’intestino. Fondamentali sono in primis le fibre alimentari che nutrono la flora batterica intestinale: il fabbisogno giornaliero di fibre si aggira intorno ai 25 g e può essere soddisfatto attraverso il consumo di verdure e frutta, ma anche di cereali integrali, legumi e semi oleosi. Suggerimenti per supportare il sistema immunitario con una sana e variegata alimentazione Per preservare un’adeguata risposta immunitaria è inoltre basilare prevenire eventuali carenze nutrizionali ricorrendo ad integrazioni ove necessario. Le vitamine, i minerali ed altri nutrienti essenziali che rivestono un ruolo significativo per il funzionamento del sistema immunitario sono principalmente zinco, selenio, ferro, magnesio, vitamina A, folati, vitamina C, vitamina D, acidi grassi polinsaturi omega-3 e polifenoli. In particolare la carenza di zinco, minerale presente soprattutto in alimenti di origine animale, è stata associata a difetti nella risposta immunitaria sia adattativa che innata. Di notevole importanza sono anche gli acidi grassi polinsaturi omega-3, nutrienti essenziali che ritroviamo nel pesce azzurro, frutta secca e semi oleosi che, oltre a svolgere un’azione antiossidante ed antinfiammatoria, possono incrementare la sensibilità dei linfociti T verso gli anticorpi. Un altro elemento indispensabile nel supportare numerosi meccanismi di difesa cellulari è la vitamina C, che ritroviamo soprattutto nei kiwi, negli agrumi, nelle fragole e nel ribes rosso. Numerosi studi hanno poi evidenziato un ruolo centrale della vitamina D nel mantenimento di un sistema immunitario sano: VDR, il recettore della vitamina D è presente infatti nella maggior parte delle cellule immunitarie. Anche il consumo di alimenti fermentati come ad esempio yogurt, kefir, tempeh, miso e crauti contribuisce alla salute del microbiota intestinale, del sistema digestivo ed immunitario andando a prevenire la comparsa di patologie infiammatorie intestinali. Infine è importante limitare il più possibile il consumo di sale, zuccheri ed alcol. Quest’ultimo, se viene consumato in quantità eccessive, oltre ad alterare il microbiota intestinale, può ridurre la capacità dei globuli bianchi di distruggere batteri pericolosi e rendere il nostro organismo più sensibile alle infezioni. È utile ricordare, in conclusione, che queste indicazioni vanno sempre personalizzate in base al proprio stato di salute, sesso, età e stile di vita.  Dott.ssa Silvia Gigli Bibliografia Childs, C. E., Calder, P. C., Miles, E. A. (2019). Diet and Immune Function. Nutriens 2019 Aug; 11(8): 1933. Ibs, K. H., Rink, L. (2003). Zinc-altered immune function. J. Nutr. 2003 May;133(5 Suppl 1):1452S-6S. doi: 10.1093/jn/133.5.1452S. Kau, A. L., Ahern, P. P., Griffin, N. W., Goodman, A. L., & Gordon, J. I. (2011). Human nutrition, the gut microbiome and the immune system. Nature 2011 Jun 15;474(7351):327-36. doi: 10.1038/nature10213. Sassi, F., Tamone, C., D’Amelio, P. (2018). Vitamin D: Nutrient, Hormone, and Immunomodulator. Nutrients 2018 Nov 3;10(11):1656. doi: 10.3390/nu10111656. Singh, R. K., et al. (2017). Influence of diet on the gut microbiome and implications for human health. J Transl Med 2017 Apr 8;15(1):73. doi: 10.1186/s12967-017-1175-y. SINU. (2014). Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana–IV Revisione. Società Italiana di Nutrizione Umana. Telle-Hansen, V. H., Holven, K. B., and Ulven, S. M. (2018). Impact of a Healthy Dietary Pattern on Gut Microbiota and Systemic Inflammation in Humans. Nutrients 2018 Nov 16;10(11):1783. doi: 10.3390/nu10111783.   TORNA ALLA HOME

Fisioterapia

Cos’è l’ernia del disco?

La colonna vertebrale è il principale sostegno del corpo umano. Questa è costituita da trentatré vertebre disposte in cinque regioni: sette cervicali; dodici toraciche; cinque lombari; cinque sacrali, queste si uniscono negli adulti per formare il sacro; quattro coccigee che si uniscono per formare il coccige. Se osservi la colonna in tutta la sua estensione, dalla zona cervicale al coccige, puoi notare un progressivo aumento delle caratteristiche di robustezza e grandezza delle vertebre fino alla zona sacrale, da qui e fino alla punta del coccige tali caratteristiche si riducono. La causa di tali differenze strutturali è da ricondurre alla necessità di sostenere procedendo verso il basso un carico sempre maggiore, fino al punto in cui, a livello lombare, il carico si trasmette alla cintura pelvica e alle articolazioni sacroiliache. Ernia del disco La nota caratteristica flessibilità della colonna vertebrale deriva dall’essere composta da numerose e relativamente piccole ossa, le vertebre appunto, separate da dischi intervertebrali elastici. Il disco intervertebrale agisce con funzione di ammortizzatore, proteggendo le vertebre, le loro articolazioni, i tessuti nervosi e tutte le restanti strutture circostanti. Il disco è costituito da due elementi principali: – il nucleo polposo, ovvero la parte gelatinosa centrale: la sua composizione è per l’88% costituita da acqua e i suoi margini sono formati da un tessuto più solido e fibroso. – l’anulus, la parte fibrosa periferica: risulta composta da tessuto cartilaginoso e da fibre di collagene in lamine concentriche. L’analus assume la funzione di contenere in sede il nucleo polposo che è soggetto a spostamenti fisiologici conseguenti al movimento della colonna vertebrale. L’anello fibroso che circonda il nucleo polposo può degenerare a causa di diversi fattori, fino a provocare delle piccole lesioni chiamate fisure discali. Questa condizione strutturale può determinare in talune circostanze, la fuoriuscita del nucleo polposo, per il fatto che l’anulus non è più in grado di adempiere alla sua funzione di contenimento del nucleo stesso, da ciò deriva la formazione dell’ernia discale. L’ernia può arrivare a comprimere alcune delle strutture nervose circostanti la colonna, provocando talvolta dolore. In questo caso il trattamento più indicato secondo le linee guida scientifiche è quello conservativo e prevede l’utilizzo di molteplici tecniche di Fisioterapia. Non è da escludere l’approccio chirurgico nei soggetti in cui si manifesta perdita di sensibilità o forza. Dott. Pierluigi Sinatti TORNA ALLA HOME  

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